sabato 13 settembre 2008

Il Papa all'Institut de France: "Nel mio percorso intellettuale il contatto con la cultura francese ha avuto una particolare importanza"


VIAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA (12-15 SETTEMBRE 2008): LO SPECIALE DEL BLOG

DISCORSI MESSAGGI ED OMELIE DEL PAPA IN FRANCIA

Vedi anche:

Dedica del Santo Padre sul Libro d'Oro dell'Institut de France (13 settembre 2008)

INSTITUT DE FRANCE

SALUTO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Parigi, sabato 13 settembre 2008

Signor Cancelliere,
Signora e Signori Segretari perpetui delle Cinque Accademie,
Signori Cardinali,
cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari Amici Accademici, Signore e Signori!


È per me un grande onore essere ricevuto stamane sotto la Cupola. Vi ringrazio per le espressioni piene di gentilezza con cui mi avete accolto e per la medaglia che avete voluto offrirmi.

Non potevo venire a Parigi senza salutarvi personalmente. È un piacere per me profittare di questa felice occasione per sottolineare i vincoli profondi che mi legano alla cultura francese, per la quale provo una grande ammirazione.

Nel mio percorso intellettuale il contatto con la cultura francese ha avuto una particolare importanza. Colgo quindi volentieri l’occasione per esprimere la mia gratitudine verso di essa, sia a titolo personale che come Successore di Pietro. La targa che abbiamo appena scoperta conserverà il ricordo del nostro incontro.

Rabelais, al tempo suo, affermava molto giustamente: «Scienza senza coscienza non è che rovina dell’anima!» (Pantagruel, 8). E’ stato senza dubbio per contribuire ad evitare il rischio di una simile dicotomia che, alla fine di gennaio, per la prima volta in tre secoli e mezzo, due Accademie dell’Istituto, due Accademie Pontificie e l’Institut Catholique di Parigi hanno organizzato un Colloquio inter-accademico su l’identità mutevole dell’individuo. Il Colloquio ha illustrato l’interesse che presentano larghe ricerche pluridisciplinari. Questa iniziativa potrebbe proseguire al fine di esplorare insieme gli innumerevoli sentieri delle scienze umane e sperimentali. Questo auspicio è accompagnato dalla preghiera che elevo verso il Signore per voi, per le persone che vi sono care e per tutti i membri delle Accademie, così come per tutto il personale dell’Institut de France. Che Dio vi benedica.

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Le parole di saluto rivolte al Pontefice dal cardinale arcivescovo e dal cancelliere dell'Institut de France

Un tempio del sapere fortemente voluto dal cardinale Lustiger

All'inizio dell'incontro di Benedetto XVI con il mondo della cultura francese l'arcivescovo di Parigi, cardinale André Vingt-Trois, e il cancelliere dell'Institut de France, Gabriel de Broglie, hanno rivolto al Papa parole di saluto. Eccone una nostra traduzione italiana.

Santissimo Padre,

voglio innanzitutto comunicarle la nostra profonda gratitudine. Infatti, per venire a Parigi, lei ha generosamente accettato di anticipare di ventiquattro ore il suo pellegrinaggio a Lourdes in occasione del giubileo dei centocinquanta anni dalle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette.
Per aprire questo incontro, non le dispiacerà certo che io evochi il ricordo e la figura del defunto cardinale Jean-Marie Lustiger, scomparso da appena un anno. Il progetto del Collège des Bernardins è veramente opera sua e frutto di una lunga riflessione. Non si è in alcun modo risparmiato per renderne possibile la realizzazione. Con il cospicuo sostegno dello Stato, della città di Parigi e della Regione Ile de France, il restauro storico di questo magnifico complesso architettonico è stato completato e il collegio è stato restituito alla sua vocazione originaria: alto luogo della cultura. Senza l'intuizione del cardinale Lustiger, senza la sua determinazione e il suo coinvolgimento, non credo che questo lavoro sarebbe arrivato a termine.
Ma se ho voluto invitarla in questo magnifico luogo e se sono lieto che lei abbia accettato, non è certo per congratularci dell'eredità ricevuta dai nostri padri nella fede. Il progetto dei Bernardins non ambisce a ricostruire un'opera medievale. Noi non siamo un'impresa di salvaguardia del patrimonio storico, per quanto brillante e caro esso sia. La questione che dobbiamo affrontare nel xxi secolo non è la duplicazione delle università del xiii secolo, o del xix secolo. In che modo il nostro patrimonio filosofico e teologico, del quale questo capolavoro è un bel simbolo, può aiutare l'umanità di oggi a formulare domande fondamentali, alle quali non può sottrarsi, e come possiamo contribuire a dare risposte a queste domande in un dialogo continuo con i nostri contemporanei?
Mi permetta di interpretare la sua presenza in questo magnifico luogo come un segno a noi inviato riguardo alla posizione e alla funzione delle religioni cristiane nel contesto delle società europee. La storia della presa di coscienza del continente, le esperienze successive di comunicazione tra i popoli d'Europa, così come le esperienze di divisione e di lacerazione sono inscindibili tanto dallo sviluppo dell'esperienza e del pensiero cristiano quanto dai momenti bui della divisione tra Oriente e Occidente e della divisione specificatamente occidentale vissuta all'epoca della Riforma.
Da mezzo secolo l'Europa sta cercando la propria direzione e si edifica più o meno faticosamente. Ma più si estende accogliendo nuovi membri, più il confronto tra le culture si fa intenso, più l'interrogativo sulle finalità si fa urgente. Verso quale futuro va il nostro continente? Su quali fondamenta antropologiche ed etiche si sviluppa la nostra Unione? Per quale servizio all'umanità? Noi siamo convinti che la saggezza cristiana può dare il suo contributo a questa grande opera. Dalla pubblicazione della traduzione francese del suo libro La foi chrétienne hier et aujourd'hui, una quarantina di anni fa, molti cristiani in Francia sanno che questi argomenti sono al centro delle sue riflessioni, e siamo lieti di poterne beneficiare.
Lei ha di fronte a sé un'assemblea che riunisce la signora ministro della Cultura, il signor Giscard d'Estaing, il signor Chirac, ex presidenti della Repubblica, il sindaco di Parigi e molte altre personalità. Lei ha davanti a sé un'importante delegazione delle Accademie dell'Institut de France, delle quali lei è un membro illustre, e il cui cancelliere le porgerà il saluto dei suoi colleghi. Sono presenti anche i rappresentanti delle comunità musulmane in Francia, che ringrazio per aver accettato il nostro invito, e personalità impegnate nella riflessione sulla nostra società: universitari, scrittori, artisti, giornalisti. Tutti hanno risposto al mio invito e me ne rallegro.
Come avremmo potuto sognare un modo migliore e più prestigioso per inaugurare le attività del Collegio dei Bernardins?

***

Santità,

su invito di sua eminenza il cardinale Vingt-Trois, ho l'onore di presentarle l'assemblea qui riunita, in questa circostanza eccezionale. Le personalità che la compongono provengono dai diversi cenacoli della riflessione e della creazione, dalle società erudite, dalle organizzazioni di ricerca, dalle istituzioni e dai collegi, dalle università, dalle compagnie accademiche. Formano, nella loro diversità, un parlamento del mondo erudito e forse in senso ancora più ampio delle assise del pensiero indipendente. La circostanza ci colma di felicità. Ci permette di accoglierla, Santità, durante la sua prima visita ufficiale a Parigi, e noi non possiamo dimenticare che, acclamando il Sommo Pontefice, salutiamo rispettosamente e calorosamente uno di noi, un collega, un confratello.
La nostra felicità è di assistere all'inaugurazione di un superbo collegio: un collegio nel senso medievale del termine che riunisce intellettuali, artisti, studenti e un pubblico proveniente da ogni orizzonte per l'approfondimento delle conoscenze, il raffronto delle esperienze, la comprensione delle convinzioni di ognuno.
Concepito dal cardinale Jean-Marie Lustiger, promosso dal cardinale André Vingt-Trois, questo grande vascello ancorato da circa otto secoli sulle rive della Senna, vicino a Notre-Dame, contiene le speranze di quanti si interrogano sul senso della vita. Noi tutti che partecipiamo alle attività e alle istituzioni culturali, formuliamo i più ardenti voti per il successo di questo prestigioso focolare d'irradiamento della diocesi di Parigi.
Siamo qui riuniti soprattutto, Santità, per ascoltare le sue parole. Viviamo in un mondo violento e senza regole che sembra far riferimento, quando fa riferimento a qualcosa, solo a principi tradizionali ma astratti, a forme più antiche, ma prive di senso. Ovunque nel mondo, gli interrogativi più gravi nascono proprio da questo sfasamento fra i discorsi e le realtà. I recenti insegnamenti di Sua Santità hanno come fine di rispondervi. S'incentrano sulla speranza nelle sue relazioni con la fede, la ragione e la libertà. I nostri lavori, condotti con totale onestà intellettuale nelle diverse istanze e nelle varie discipline alle quali apparteniamo, ci portano inevitabilmente a porci tali interrogativi.
L'Institut de France dove, da sempre, s'intrecciano le conoscenze e si confrontano le opinioni, è fiero che un proprio rappresentante sia invitato a testimoniare qui, alla presenza di tutti, l'alleanza che si stabilisce in modo naturale fra gli uomini di buona fede e le assicura che, con estrema attenzione e con grande raccoglimento, accoglie il suo messaggio di spiritualità e di modernità.

(©L'Osservatore Romano - 14 settembre 2008)

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